ZITTO E NUOTA   
Un tranquillo signore, poco amante del mare, viene invitato da alcuni amici a una crociera speciale.
Speciale perché si svolge su una barca interamente costruita nel giardino di casa di uno di loro, vero amante del mare, con un seghetto Black and Decker e una catasta di legname.

Il veliero (lungo 16 metri, con 140 metri quadrati di vela, tre cabine, bagno e cucina) si chiama Cavodurno e chiunque lo desideri può vederlo d'estate all'Isola d'Elba (a Marina di Campo) o in giro per il Mediterraneo.

Anche i personaggi sono realmente esistiti e, fortunatamente per loro, esistono ancora e godono di ottima salute.

ZITTO E NUOTA! è un esilarante racconto delle avventure accadute a bordo in questa minicrociera. L'irresistibile humor che ne deriva, alternando momenti di prorompente comicità a raffinate e gustose situazioni di delicato e ineffabile umorismo narrato con una prosa linda e scorrevole, senza volgarità, senza neppure una parolaccia, assicura al lettore un sano e genuino divertimento senza pari.

Il libro, dedicato a chi ha una barca, ma soprattutto a chi non ce l'ha, è stato premiato al XXV Salone In­ternazionale dell'Umorismo (vincitore del Premio Città di Bordighera), 6 edizioni, varie volte ai primi posti della Classifica Nazionale Narratori Italiani del Corriere della Sera.

 

La settima edizione, riveduta ed ampliata con foto, ha questa copertina:

 

PREFAZIONE alla prima edizione
di Gaspare Barbiellini Amidei

Gianfranco  Panvini ha fatto una scommessa. E io sono qui come un bookmaker a certificarne la vittoria. Era dato a uno contro venti perché un cavallo che voglia correre oggi all’ippodromo dell'umorismo senza i colori della volgarità, senza neppure il frustino di una parolaccia, parte ultimo e perdente nei pronostici. L'allegria che corre lungo queste pagine non è parente di certa triste comicità televisiva e neppure cugina delle brutte parole che si contendono la hit parade in faticose gare  spettacolar-letterarie. Questo libro è lieto e sa di mare. Il mare di Panvini è anche il mio mare; siamo, come amava dire Raffaello Brignetti, il maggior scrittore italiano di mare, di mare uguale. È un mare non inquinato dal petrolio né malato di lalopatia. Panvini è medico e si intende di patologia, non l'ultima di quella del linguaggio, che oggi affligge quegli scrittori che sperano di far sorridere chi legge offendendone il buon gusto.

La scommessa vinta da Panvini prevedeva una sottile, disincantata rivisitazione di uno scrittore amato dai nostri padri, Jerome Klapka Jerome, nato a Staffordshire nel 1850 e morto a Northampton nel 1927. Anche Jerome mescolava gli umori del suo mestiere (fu maestro di scuola e fu attore, fu impiegato delle ferrovie e fu giornalista), il buon senso capace di diventare piccola e apprezzabile filosofia e la  nativa vocazione all'umorismo. Jerome non sganciava la comicità da una narrazione tanto misurata quanto realistica, calata dentro le cose. E così fa Panvini che di certo aveva ben in mente” Tre uomini in barca" (che è del 1889), e” Tre uomini a zonzo" (che è del 1900), così come, io penso, “Il passeggero del terzo piano", commedia di apprezzabile tenuta (che è del 1908). Anzi, direi che della natura teatrale di Jerome, in un susseguirsi di scene che hanno per fondale il mare azzurro e la salsedine e per interni la paradossale barchetta, si giova non poco questo lungo racconto di Panvini che vuol essere a un tempo piccola ma significativa metafora della vita e sorridente diario di bordo.

A bordo della barca di Panvini non si usa il linguaggio dei politici, che è ormai spesso turpiloquio, né quello di alcune compagnie di giro televisive, che è spesso avanspettacolo. La gente che ama il mare alza la voce soltanto quando serve, cioè quando il mare lo pretende. E quando non grida, si diverte. Divertimento è oggi parola poco frequentata, considerata banale.
Lasciatemela dire. Se è vero, come insegna l'antica saggezza musulmana, che “citare bestemmie non vuol dire essere blasfemi”, l'abitudine a forzare il riso, usando sempre forcipe della volgarità, è un interminabile e noioso eufemismo alla rovescia. Panvini, in sottintesa polemica con questo rovesciato eufemismo, ci fa sorridere senza forcipe, mostrando in una prosa linda e sicura la mano dello scrittore.
 “Zitto e nuota!” è un'esortazione che oggi può essere rivolta a tanti protagonisti politici e televisivi. In una dolce sera d'estate si può abbassare il volume del televisore e costringere la chiacchiera a tacere. Poi  si può aprire questo piacevole libro e leggerlo sorridendo.